1) È corretto creare una divisione tra stili interni e stili esterni?

La classificazione tra stili esterni e interni è molto più recente rispetto ai tempi in cui andavano strutturandosi gli stili più famosi come Taijiquan, Baguaquan, Tongbeiquan e tanti altri. Può essere ancora utile per i principianti che hanno così la possibilità di individuare rapidamente le caratteristiche più evidenti delle varie scuole, ma via via che aumenta la conoscenza di uno stile, via via che si sale sulla montagna della metafora precedente, la distinzione esterno/interno perde sempre più di significato fino a scomparire del tutto non appena si sarà realizzato che non può esistere il duro senza il morbido e viceversa, il lento senza il veloce e viceversa, il calmo senza l’irruento, e viceversa e così via.

2) Che differenza c’è nel Wushu tra gli stili tradizionali ed il moderno?

Il wushu moderno potremmo dire che oggi è solo un simulacro di quello tradizionale, nel senso che il suo processo di rapidissima evoluzione degli ultimi 30 anni ha fatto sì che questi due mondi si allontanassero sempre più, soprattutto per quanto riguarda le loro finalità.

Gli stili moderni nascono con l’apposito intento di permettere ai praticanti di misurarsi in competizioni con regolamenti standardizzati; nel giro di pochi decenni l’aspetto sportivo/atletico/coreografico è diventato sempre più prevalente su quello tecnico/marziale. Oggi gli atleti di wushu moderno sono sportivi eccezionali con capacità atletiche che si avvicinano sempre più a quelle della ginnastica artistica; i lunghi, incessanti e duri allenamenti sono finalizzati ad ottenere il massimo risultato in una rappresentazione coreografica che dura in media 1 minuto e trenta, anni di allenamento per una performance di 90 secondi! Questi ritmi possono essere tenuti ad alto livello fino a circa 30 anni dopodiché comincia una rapida discesa del livello delle prestazioni.

Basterebbe questo a capire il contrasto con quanto dicevamo precedentemente sulle AM tradizionali, che invece prevedono una lunga e continua sedimentazione che dura tutta una vita, fino anche alla terza età, e contribuiscono al benessere psico-fisico. D’altra parte bisogna sottolineare che chi ha un background di anni di stili moderni alle spalle, ha una marcia in più per affrontare il lavoro degli stili tradizionali e qualunque altra attività sportiva e marziale.

3) Lei è stato in Cina in diversi viaggi studio, come sono state queste esperienze? Pensa sia possibile permanere uno o due mesi in Cina e tornare dei Maestri di Arti Marziali come spesso si sente dire?

Ogni viaggio in Cina è un’esperienza meravigliosa che porto nel cuore in maniera indelebile, tutti gli appassionati di arti marziali dovrebbero farlo almeno una volta nella vita, ma immaginare di tornare “Maestri” dopo un viaggio in Cina è francamente un nonsenso proprio alla luce di quanto abbiamo detto precedentemente su tempo e perseveranza. Poi bisogna pure dire che un mese o due spesi in Cina per allenarsi sono estremamente più proficui per un esperto che sa dove e come muoversi e, soprattutto, per chi è in grado di rendersi conto del livello di conoscenza che possiedono i Maestri a cui ci si rivolge (ammesso che questi accettino di impartire insegnamenti).

4) Come si inquadra il lavoro di Qigong all’interno delle Arti Marziali cinesi?

Tutti gli aspetti della cultura cinese sono strettamente legati tra loro, si può dire che “tutto è in tutto” per sintetizzare questa interrelazione: dalla medicina tradizionale alle arti marziali, dalla poesia alla filosofia, fino alle strategie per condurre una guerra. Tutto poggia su un gruppo invariante e relativamente ristretto di principi universali: la filosofia del Taiji o della “Polarità suprema” (incessante mutazione reciproca e complementarità delle due polarità opposte Yin e Yang in tutti gli aspetti della natura), la teoria dei “5 movimenti” (più nota in occidente come “teoria dei 5 elementi”), la teoria degli “otto trigrammi” (Bagua) e così via.

In questa sorprendente omogeneità teorica esiste un intreccio particolarmente stretto tra medicina tradizionale, arti marziali e Qigong che forma una vera e propria “ghirlanda brillante”. Le arti marziali infatti sviluppano in particolare tre aspetti in particolare dell’essere umano: il primo, che potremmo definire “materiale” è il miglioramento delle capacità di autodifesa, il secondo è il miglioramento delle proprie condizioni di salute grazie all’esercizio e all’irrobustimento del corpo e al miglioramento dell’equilibrio psico-fisico. Questi due fattori portano nel tempo ad un terzo e più generale miglioramento della personalità e della consapevolezza di sé e del proprio ruolo come parte dell’universo. Ora, se guardiamo gli stadi attraverso cui passa il lavoro del Qigong, che di fatto è una ginnastica che affonda i sui principi nella medicina tradizionale, ci accorgiamo che sono speculari a quelli appena descritti per le AM.

Infatti il Qigong lavora in maniera progressiva sui tre aspetti di Tiao Shen (regolazione del corpo e della struttura), Tiao Xi (regolazione del respiro/soffio o “energia”) e Tiao Xin (regolazione dello spirito/mente).

5) Con la pandemia da Covid 19 vediamo le palestre chiuse ormai da un anno; nell’immaginario collettivo in Cina ci si allena la mattina presto nei parchi, come sono strutturati gli allenamenti nella realtà e si sono sempre tenuti in questo modo?

Una delle cose più belle viste in Cina nei miei viaggi insieme ai miei Maestri è proprio l’eccezionale frequentazione dei parchi pubblici da parte dei cinesi la mattina molto presto (dalle 6 o anche prima). Fare una passeggiata in un parco pubblico in queste ore è il modo migliore per trovarsi a stretto contatto con un aspetto fondamentale per la cultura cinese: la consapevolezza profonda che movimento è vita. Come in un museo delle scienze motorie a cielo aperto infatti, in un parco cinese si può vedere una moltitudine di persone di ogni età praticare ogni tipo di attività motoria, dalla danza alle AM, dal Qigong al Badminton passando per ogni forma di ginnastica.

Ogni Maestro delle scuole tradizionali ha di solito un angolo o una piazzola dove insegna o si allena prima di iniziare le attività della giornata.

Secondo i miei Maestri, che hanno potuto osservare queste realtà in un lungo arco di anni, almeno per quanto riguarda le AM tradizionali si tratta però di un fenomeno che subisce un lento ma inesorabile declino, probabilmente a causa della sempre maggiore occidentalizzazione dei costumi ed anche forse per il fatto che già da un po’ i Maestri in Cina hanno la possibilità di insegnare in palestre “private” come da noi in occidente.

Ora che il mondo intero si trova a gestire la pandemia del Covid, si potrebbe riprendere la modalità cinese dell’allenamento nei parchi anche in occidente soprattutto alla luce delle recenti conferme scientifiche sull’ indebolimento del virus all’aperto con conseguente riduzione dei contagi.

Per info e contatti del M. Cannillo

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N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan”.

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La fisiologia femminile è legata al ciclo mestruale dalla prima mestruazione alla menopausa. Il ritmo del ciclo mestruale l’accompagna in tutte le fasi della sua vita e dalla regolarità del ciclo mestruale dipende il suo benessere fisico e psicologico. Di tutte le fasi della vita legate alle Acque Celesti (le mestruazioni) il momento più temuto è quello della menopausa un periodo che mediamente arriva tra i quarantacinque ed i cinquantacinque anni e che in Cina viene chiamata Seconda Primavera.

Perché le donne temono la menopausa?

Le donne temono la menopausa perché non corrisponde agli standard richiesti dalla società contemporanea che si basa sull’energia maschile leggera e veloce di natura Yang. Le donne, invece di natura Yin, hanno dei ritmi differenti, per alcuni aspetti più lenti ed introspettivi collegati alle variazioni ormonali ed ai periodi della vita come la gravidanza, il post parto, l’accudimento dei figli. La menopausa porta con se l’idea di non essere più all’altezza della performance, di non essere più all’altezza di una vita lavorativa produttiva, di non essere più bella e desiderabile, avendo quasi come unica prospettiva tutti quei disturbi tanto temuti come le vampate di calore, l’insonnia e l’aumento di peso.

Cosa ci racconta invece l’energetica femminile nella chiave di lettura della medicina cinese?

L’utero è l’organo centrale dell’energetica femminile, nella medicina cinese l’utero comprende l’endometrio, le tube, le ovaie, le cellule uovo, ed il sangue delle mestruazioni chiamato “Acqua Celeste”. L’Utero energeticamente è collegato al Rene ed al Cuore, nella medicina cinese il Rene sostiene la vita in tutte le fasi dalla nascita, alla crescita e riproduzione fino alla morte; il Cuore invece è la residenza dello Shen (Lo Spirito Celeste) e governa il Sangue. L’asse Rene – Cuore è molto importante, il Qi del Cuore deve scendere verso l’Utero mentre il Rene deve far salire la sua Essenza. Se l’equilibrio “Rene – Cuore” viene a mancare facilmente si manifesteranno disarmonie mestruali.

Il Sangue è una sostanza preziosa dell’organismo, alla sua formazione partecipano numerosi organi: lo Stomaco nella trasformazione del cibo e la Milza ed il Polmone astrarranno il puro per inviarlo al Cuore. Il Rene è coinvolto nella trasformazione del Jing, il fegato invece distribuisce il sangue agli organi e quindi anche all’Utero. La natura del Sangue è Yin ed ha funzione di umidificare, di nutrire e diffondere lo Shen come messaggio di Gioia.

Nella fisiologia energetica femminile due canali straordinari sono molto importanti il Chong Mai ed il Ren Mai. Il Chong Mai viene chiamato Mare del Sangue quando il suo Qi è forte la donna sarà in grado di procreare. Il Ren Mai governa la gravidanza, il prendersi cura, si traduce difatti come Vaso Concezione. Se vuoi approfondire leggi: https://www.ilventosopraillago.com/single-post/copia-di-l-energetica-femminile-ed-il-qi-gong-del-nutrimento-dell-utero .

Come abbiamo potuto vedere, la fisiologia della donna è dominata dal sangue dalla pubertà alla fine dei suoi giorni. La sua ciclicità è basata sui ritmi lunari di circa ventotto giorni.

Con la menopausa le mestruazioni vengono meno perché l’energia dei Reni inizia ad esaurirsi in maniera importante, e così anche quella degli altri organi come la Milza che non riesce più a produrre molto sangue. Possiamo dire che vi è una complessiva diminuzione dell’energia e per questo motivo il Sangue ed il Qi si rivolgono ora non più nel predisporre il corpo alla procreazione ma si dirigono agli organi interni per sostenere l’organismo e rallentare il processo di invecchiamento. Se ci pensiamo bene è un atteggiamento molto naturale quello di preservare le energie a favore del mantenimento della vita proprio come fanno gli alberi che in autunno perdono le foglie per poter sopravvivere al freddo inverno.

A tal proposito Il Nei Jing Suwen nel cap.1 scrive “Raggiunta l’età di sette volte sette anni, il canale Ren si svuota, il canale Chong si indebolisce, il ciclo femminile si interrompe, inizia il declino e la fertilità raggiunge la fine.”.

La menopausa non si manifesta da un giorno all’altro ma è una condizione che si definisce in maniera progressiva. Di questo ne parleremo nel prossimo articolo dedicato alla Seconda Primavera dove la menopausa viene vissuta in maniera positiva e parleremo anche di come limitarne i fastidi attraverso la pratica energetica del Qi Gong.

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

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Questa intervista è stata per me il realizzarsi di un desiderio. Chi mi conosce sa che da sempre sono un’appassionata di arti marziali in particolare di quelle cinesi, da anni seguo sui social un Maestro dalle grandissime capacità con lo stesso entusiasmo di come i bambini seguono i super eroi!

La sua gentilezza e umiltà sono paragonabili alle sue capacità nel Wushu a dimostrazione che questo tipo di cammino non si limita ad una crescita puramente atletica ma comprende anche una crescita personale, con grande piacere vi presento il Maestro Vito Cannillo.

1) Maestro Cannillo lei è un praticante di “Kung fu” sin dalla giovane età, a quanti anni consiglia di approcciare alle arti marziali cinesi, c’è un limite di età oppure servono delle particolari abilità psicofisiche?

Iniziare precocemente la pratica di un’AM, o di uno sport in generale, comporta indubbiamente numerosi vantaggi, soprattutto per coloro che hanno il desiderio di cimentarsi nell’attività agonistica. Chi ha la fortuna di iniziare da bambino avrà, grazie alla maggiore elasticità muscolo-tendinea e mentale, meno difficoltà rispetto ad un adulto ad acquisire i complessi insegnamenti che una scuola di AM prevede.

Detto questo però non esiste alcun vero limite di età oltre il quale sia sconsigliato approcciare le AM oppure oltre il quale non si possano più ottenere i numerosi benefici che queste comportano. Ad esempio, un mio ex allievo, un operaio edile che passava ore utilizzando un martello pneumatico, quindi con una muscolatura molto rigida a causa del suo lavoro, cominciò a praticare a 35 anni. Grazie alla sua passione, dedizione e con qualche piccola sofferenza, arrivò in pochi anni a migliorare il suo grado di stretching delle gambe, fino ad eseguire la spaccata sagittale completa, che gli consentiva di tirare calci alti ed in volo che difficilmente avrebbe creduto di poter eseguire.

Un altro esempio, ancora più sorprendente, viene dal corso di ginnastiche mediche cinesi per anziani tenuto dal Maestro Stanislao Falanga da molti anni. È un vero spettacolo vedere cosa sono capaci di fare quei simpatici ultrasettantenni e, in alcuni casi ultraottantenni, in termini di equilibrio, elasticità e forza. In sintesi: si può iniziare davvero a qualunque età e l’unico prerequisito necessario è la forza di volontà.

2) Quale o quali sono i suoi Maestri e quali stili studia insieme a loro?

Ho il grande onore di essere allievo di due Maestri che hanno segnato la storia delle AM in Italia: Stanislao Falanga e Carmela Filosa. Proverò a descrivere qualche caratteristica del loro metodo, “filologico” e “comparatistico”, con il quale hanno fatto conoscere in occidente stili come il Wuxing Tongbeiquan, QixingTanglanquan ed il Chen Taijiquan della Piccola Struttura (“Xiao Jia”).

La loro ricerca sul campo parte da una lunga ed ininterrotta (fino alla pandemia del Covid) serie di viaggi in Cina, dove permangono di solito 2 o 3 mesi all’anno, seguendo a ritroso nel tempo, e nei luoghi dove si sono sviluppati, i vari lignaggi degli stili che studiano preservandoli dall’oblio cui in alcuni casi sarebbero destinati. A me sembrano quasi cercatori di tesori che, grazie al bagaglio di conoscenze accumulate in oltre trent’anni e alla conoscenza della lingua cinese – la Maestra Filosa è anche un’esperta sinologa – riescono spesso a dar conto delle evoluzioni (a volte migliorative, ma più spesso peggiorative) che intercorrono nella trasmissione degli stili generazione dopo generazione.

Il loro lavoro di ricerca riguarda anche i Quanpu (i libri redatti di solito dal fondatore di uno stile che riportano la teoria, i principi, gli schemi dei Taolu etc.) e la traduzione in Italiano di importanti testi, tra cui non possiamo non menzionare la recente pubblicazione del volume del Maestro Guan Tieyun sulla relazione tra Tongbeiquan e salute o il lavoro di traduzione della Maestra Filosa del testo di Chen Xin sui principi del Taijiquan. In alcuni casi, come accennavo precedentemente, quest’opera minuziosa di “scavo archeologico”, li ha portati ad individuare veri e propri errori di trascrizione che si trasformano negli anni in alterazioni macroscopiche della tecnica.

Un caso eclatante di questo tipo che posso testimoniare direttamente riguarda la ricerca nel Tanglang quan del Maestro Fulvio Falanga (figlio e degno erede del Maestro Stanislao), che insieme alla Maestra Filosa ha individuato uno di questi “errori di trasmissione”: la tecnica di Mantide Religiosa che tutti i praticanti italiani (e talvolta anche cinesi) conoscono come “Gan Ma San Chui” (“Sul Cavallo sferrare 3 pugni”) risulta essere in realtà, come riportato nei Quanpu più antichi, “Gai Ma San Chui” (che significa “Chiudere il cavallo e sferrare 3 pugni”). Questa piccola differenza, dovuta probabilmente alla trascrizione successiva di insegnamenti orali, potrebbe sembrare non particolarmente significativa, ma il cambio nel nome della tecnica diffusa da alcuni famosi lignaggi comporta purtroppo una variazione sostanziale ed un impoverimento della tecnica in sé e delle sue possibili applicazioni.

Un altro aspetto importante emerso dalle ricerche dei miei Maestri è il sistema di trasmissione tradizionale per cui gli stili, paradossalmente, quanto più si diffondono tra tanti allievi nei vari passaggi generazionali, tanto più si impoveriscono o si trasformano. Nelle scuole tradizionali infatti il Maestro trasferisce la sua conoscenza non in maniera uniforme, ma secondo quantità e profondità progressive, che dipendono dal livello di fiducia che ripone negli allievi in modo che, dopo una vita intera, il grosso delle conoscenze del Maestro sarà passato ad un gruppo molto ristretto di discepoli (Da Tudi), e tra questi solo uno, il “trasmettitore”, riceverà la conoscenza dell’intero sistema insieme ai fondamentali Quanpu. Quindi un solo “trasmettitore” per ogni generazione, è proprio questa la dinamica alla base della frammentazione e diversificazione dello stile nel cespuglio dei suoi rami paralleli.

Per questi ed altri meriti i miei Maestri sono molto noti anche in Cina dove spesso ricevono l’onore (e onere) di entrare a far parte della famiglia marziale di quei grandi Maestri che riconoscono la loro opera di conservazione e diffusione culturale a livello internazionale.

3) Lo studio serio di una arte marziale è impegnativo e dura tutta una vita, per studiare più di uno stile ed ottenere dei risultati apprezzabili quanta determinazione e tempo servono?

Un proverbio cinese spiega bene l’importanza di “tempo” e “dedizione” per le AM:

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Da ciò possiamo capire che per i cinesi l’allenamento deve essere quotidiano e costante, mentre gli occidentali di solito, all’inizio della pratica, pensano di poter studiare un’arte marziale andando due o tre volte a settimana in palestra e magari staccando per un paio di mesi quando la palestra chiude in estate… Purtroppo questo sistema funziona molto poco!

Studiare più di uno stile aggrava di sicuro la richiesta di tempo e dedizione, ma c’è anche da dire che, superato un certo grado di comprensione, lo studio di uno stile aiuta e favorisce lo studio degli altri, in fondo infatti, al di là delle differenze nelle manifestazioni esterne, i principi su cui si fondano tutti gli stili cinesi sono sostanzialmente gli stessi.

È come se volessimo raggiungere la vetta di una montagna che rappresenta il raggiungimento del Gongfu: si può partire da punti molto distanti tra loro, cioè da stili molto diversi apparentemente all’inizio della pratica, ma, man mano che si ascende, il numero delle strade si riduce sempre più fino all’ultimo unico sentiero che porta alla vetta. Questo spiega il perché praticanti molto esperti di stili diversi, confrontandosi tra loro, vedono l’uno nell’altro molte affinità tecniche.

4) Si dice che le arti marziali come vengono praticate in Italia servano unicamente ad allenare i Taolu “forme dai movimenti concatenati”. Lei pensa che questo sia vero oppure si riesce anche ad apprendere un modo pratico di difesa realmente applicabile?

Lo studio dei Taolu è sicuramente una parte fondamentale dell’allenamento, guai però a farla diventare l’unica, e talvolta purtroppo nelle scuole occidentali accade proprio questo, a volte per motivi di marketing, altre per le scarse conoscenze del caposcuola. L’allenamento di una scuola tradizionale deve invece contemplare, oltre ai taolu, il lavoro approfondito sulle singole tecniche eseguite da fermi ed in passeggiata, il lavoro sui principi, sulle applicazioni di questi nelle tecniche di combattimento, deve avere metodi e tecniche per rinforzare il corpo, delle ginnastiche mediche cinesi per salvaguardarlo e mantenerlo in salute, e non può mancare ovviamente lo studio della teoria dello stile.

Le realtà italiane in cui è possibile seguire un corso così strutturato stanno sicuramente aumentando in questi anni, ma il paradosso è che quando si è alle prime armi, non si hanno ancora gli strumenti per capire la qualità dei corsi che ci si appresta a seguire, perciò è necessaria anche una piccola dose di fortuna.

5) Spesso per intendere le arti marziali cinesi si parla di Kung Fu, pensa che questo termine sia appropriato?

In realtà si tratta di un vecchio equivoco che ormai è entrato nell’uso comune. Il significato della parola “Gongfu/kung fu” è molto più ampio del campo delle AM in cui viene di solito confinato, e ha a che fare con la “grande abilità e maestria in una qualunque attività cui si perviene con lungo e duro lavoro”. Dunque anche un musicista, uno scultore, un pizzaiolo etc. possono avere Gongfu nei loro rispettivi campi di attività.

In Cina si usa piuttosto il termine “Wushu” (letteralmente “arte della guerra”) per riferirsi alle AM, e potremmo dire che i praticanti di queste hanno tanto più “Gongfu” quanto più riescono a sviluppare le loro abilità. In sintesi: mentre il wushu è qualcosa che si pratica, il Gongfu è invece qualcosa che si possiede o non si possiede.

Il Maestro Guan Tieyun in un seminario di qualche anno fa esemplificò con un’immagine perfetta i concetti di “duro lavoro” e “tempo” che sottendono la parola “Gongfu”: <>.

Continua nel prossimo articolo…

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